Sebastian Rotella, instancabile investigatore
 
di Francesco Nonni
     
     
     

Sebastian Rotella scava. Va a fondo. E riporta a galla verità scomode. Spesso volutamente dimenticate. Un giornalismo d’autore - il suo - che trova piena libertà di affermazione nel progetto ProPublica.org. Nell’era dei new media e della «global citizienship», il sito non è solo un’agenzia di stampa investigativa e indipendente. E’ quasi una rivoluzione. Che «connette» una platea diretta, da raggiungere senza censure. Anche per questo, Rotella è un precursore. Dopo decenni in cui, per il Los Angeles Times, copre gli esteri dai fronti più caldi del pianeta, intuisce l’evoluzione di una realtà e di un mestiere in perenne divenire. E con il passaggio a ProPublica, come firma di punta, sceglie di mettersi nuovamente in gioco.

   

Tutelando anche un filone – quello dell’inchiesta – sempre meno percorso dalla carta stampata, per ragioni di costi e opportunità. Un rischio, certo, per un nome già affermato del giornalismo. Ma anche una strada che apre le porte della libertà. Si tratta, alla fine, di un matrimonio felice. Perché l’autorevolezza di ProPublica si compenetra pienamente con il lavoro di Rotella. Capace di suscitare non solo lo stupore degli addetti ai lavori, ma anche quello della comunità internazionale.

Come nell’inchiesta sull’attentato terroristico di Mumbai del 2008: scoperte e rivelazioni pesanti. Un reportage che ripercorre, nei dettagli, il ruolo dell’americano David Coleman Headley nella pianificazione dell’attentato. E porta alla luce aspetti inquietanti. In primis l’ambivalenza dell’uomo: informatore della Dea (Drug Enforcemnte Agency) da un lato, reclutatore di terroristi in Pakistan dall’altro. Rotella, autore del film documentario «A Perfect Terrorist» trasmesso da Pbs, svela gli aspetti torbidi della vicenda, quelli ignorati dai grandi network. Secondo il rapporto di ProPublica, «l’Fbi era stata messa in guardia sui legami terroristici di Headley ben tre anni prima degli attentati. Ma non è stato arrestato, se non dopo 11 mesi dall’attacco».

Non solo. «Headley – sottolinea Rotella - è stato fermato nel 2005 per una lite domestica  a New York. In quell’occasione, la moglie ha raccontato ai federali il suo duraturo coinvolgimento con il gruppo militante terroristico Lashkar-i-Taiba, oltre ai suoi programmi di formazione nei campi pakistani. Si era vantato di essere un informatore pagato dagli Stati Uniti, mentre era in corso l’addestramento terroristico».

Rotella ricompone il puzzle. Headley - metà americano, metà pakistano –  è coinvolto in traffici di droga e diventa un collaboratore della Dea, in cambio di uno sconto di pena. L’agenzia lo utilizza in Pakistan, per lavori di sottocopertura, servendosi della sue conoscenze nella lingua. Nel frattempo, l’uomo si aggancia al gruppo militante islamico di Lashkar, guidato dal leader spirituale Hafeez Seed. Di qui l’escalation fino all’attacco di Mumbai, i rapporti stretti tra la cellula militante e i servizi pakistani, la crisi diplomatica conseguente tra Pakistan e Usa.

Un’inchiesta durata un anno - narrata con precisione nella ricostruzione di luoghi e contesti – tradotta in una storia di 70 pagine. Una dimensione ampia per un giornale classico. Ma ideale per una piattaforma come Kindle, dove ha riscosso un clamoroso successo di vendite. Aprendo la strada al pionieristico accordo tra ProPublica e Open Road Media, finalizzato alla pubblicazione di inchieste in formato ebook. Una strategia ora seguita e ricalcata dalle maggiori testate mondiali.

Anche in questo, Rotella si conferma un precursore. In fondo, la nuova frontiera del «long-form journalism» - il giornalismo narrativo - è la terra dove  voleva approdare. Abbandonando la tradizione e il suo posto al Los Angeles Times.

 
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