Un «codice verde» per salvare il mondo
di Francesco Nonni

Un «codice verde» salverà il mondo. Sarà un progetto di «unità nazionale», capace di fornire sussidi e conferire sostegno alle forme di energia alternativa e pulita, necessarie per la salvaguardia dell’uomo. E utili al rilancio dell’economia mondiale.

E’ il teorema preconizzato da Thomas Friedman in «Hot, Flat and Crowded» (FSG, 2008), l’ultimo saggio del celebre columnist del New York Times e tre volte Premio Pulitzer, tradotto in Italia da Mondadori («Caldo, piatto e affollato», 2009).
 

«E’ indispensabile una nuova rivoluzione industriale per un ecosistema innovativo – osserva Friedman –. Dovrà essere l’America a guidarla, se vorrà preservare la sua leadership nel pianeta».

Una «Geo-Greenism», dunque, depurata dalle argomentazioni della retorica ambientalista che si origina dall’analisi della scena contemporanea e assume i contorni di «rimedio naturale» alle negligenze comportamentali che caratterizzano società e apparati governativi odierni.

«Stiamo bruciando, intasando, fumando e mangiando il pianeta – spiega l’autore –. Risultati e profitti sono stati slegati da responsabilità e impegni collettivi. Pensavamo di ottenere il “sogno americano” a costo zero, ma non abbiamo investito sul nostro futuro». Il mondo è «piatto» perché i progressi tecnologici hanno livellato economia e competenze, riducendo le distanze tra Paesi industrializzati e mercati emergenti.

Ma il pianeta è anche «caldo» – per il surriscaldamento globale del clima – e «affollato» da milioni di persone che ambiscono al tenore di vita degli americani. A causa della crescente domanda, energie e risorse naturali si contraggono. Da qui il nodo per il futuro dell’umanità.

«Il Paese che sarà in grado di padroneggiare la tecnologia pulita – osserva Friedman – sarà anche quello con una società più sana, aziende innovative e un livello di sicurezza maggiore». Gli Stati Uniti, per l’autore, possono raccogliere la sfida con un mutamento di prospettive radicale. Occorre infatti rilanciare una politica di «nation building», da cementare non tanto sulle soluzioni alla minaccia terroristica – pur presente e reale – quanto piuttosto sui temi ambientali e del “global warming”. In testa alle migliori prassi amministrative da implementare, l’ottimizzazione dei  sistemi eolici e solari, gli sgravi fiscali per incentivare il contenimento dei consumi, i mercati modellati sulla domanda di energia pulita. E le misure di legge per la riduzione delle emissioni inquinanti.

«Stiamo pagando un prezzo enorme, una tassa, per permettere a ciascuno di avere di più in maniera insostenibile. E’ una tassa del mercato, che continuerà a salire indefinitamente con l’aumento del numero di persone che vogliono sempre più cose. Provocherà l’aumento dei prezzi della benzina, del riscaldamento delle case e dell’elettricità nelle case e nelle aziende. Il denaro pagato arricchisce le compagnie petrolifere e i petro-dittatori. La mia proposta è che si fissi già da oggi un prezzo durevole sui carburanti fossili che dovrà decorrere dal 2011, dopo l’uscita dall’attuale recessione. Ogni costruttore edile, produttore di condizionatori d’aria, raffinatore di benzina, fabbricante d’automobili saprà fin da ora dell’arrivo di questa nuova tassa e cercherà di trovare modi per investire in sistemi energetici più efficienti. Nel lungo periodo, il conto da pagare scenderà, perché le automobili e i sistemi produttivi delle fabbriche saranno molto più efficienti, utilizzando meno energia».


Per l’editorialista del NYT, questo è il discorso ideale che dovrebbe essere pronunciato dal presidente degli Stati Uniti. Tra i benefici evidenti, il rilancio dell’economia e le nuove opportunità di lavoro che nasceranno intorno a questo punto di svolta. Uno snodo cruciale per l’agenda dell’amministrazione Obama.

 
 

 

Tom Friedman, interprete dell'era moderna