Michael Weisskopf, l'investigatore
di Francesco Nonni

Michael Weisskopf, senior correspondent del settimanale statunitense TIME, è considerato uno dei massimi interpreti attuali sulla scena del giornalismo investigativo.
Dopo gli studi accademici alla George Washington University e alla prestigiosa Johns Hopkins School of Advanced International Studies, si è dedicato al mondo della carta stampata, tratteggiando i retroscena della politica interna come inviato del The Montgomery Advertiser e successivamente del The Baltimore Sun.


Con il passaggio al Washington Post, in oltre venti anni di permanenza, si è occupato tra l’altro di politica estera, seguendo nel 1979 e nel 1980 la sorte degli ostaggi sequestrati all’ambasciata americana di Teheran e la conseguente crisi diplomatica tra Stati Uniti e Iran durante l’era dell’amministrazione democratica di Jimmy Carter.

 


Sfruttando le sue abilità linguistiche, per la stessa testata è stato per cinque anni  corrispondente dalla Cina ed ha realizzato dossier e reportage sui grandi temi politici, militari e ambientali.


Nel 1997 l’approdo al settimanale TIME, per il quale è autore di inchieste esclusive e memorabili scoops sul fronte interno: dall’implicazione del colosso della revisione contabile Arthur Andersen nell’enorme crack del gigante energetico Enron, al caso Coleen Rowley, l’agente dell’FBI del Minnesota che rivelò in una lettera le inefficienze dei vertici dell’agenzia federale nella lotta al terrorismo, passando per i numerosi risvolti inediti sul procedimento del procuratore Kenneth Starr ai danni del presidente Bill Clinton nell’ambito della vicenda Monica Lewinsky, approfonditi anche all’interno del suo libro Truth at Any Cost, pubblicato insieme a Susan Schmidt.
Proprio il filone della scrittura investigativa ha contribuito al riconoscimento unanime del talento di Weisskopf: il suo volume Tell Newt to Shut Up sui segreti della rivoluzione repubblicana del 1994, che consentì ai conservatori guidati dallo stratega Newt Gingrich la riconquista della maggioranza al Congresso di Washington dopo 40 anni di dominio democratico, è risultato finalista al celebre Pulitzer Prize nel 1996.


Nel dicembre del 2003, mentre era a Baghdad per delineare il profilo dei soldati americani in Iraq per TIME, rigettò una granata che lo raggiunse nel convoglio aperto dove si trovava insieme al fotografo James Natchwey e ad altri uomini della First Armored Division dell’esercito degli Stati Uniti: con il nobile gesto perse il braccio destro che gli venne amputato ma salvò la vita delle persone che lo circondavano.


In seguito alla vicenda, è stato il primo giornalista ammesso per le terapie e la riabilitazione al Ward 57 del Walter Reed Medical Center di Washington, l’ala dell’ospedale militare riservata ai soldati statunitensi feriti in guerra. Traendo spunto da questa esperienza ha pubblicato il libro autobiografico Blood Brothers, che ha ottenuto vasti consensi nell’opinione pubblica americana.


Vincitore del George Polk Award, del Goldsmith Award per il giornalismo investigativo, del Daniel Pearl Award per il coraggio e l’integrità giornalistica, del National Headliners Award, del Fourth Estate Award e dell’Urbino Press Award 2007, vive a Washington D.C. con la moglie Rebekah, cantante professionista.

link: «Come ho perso la mia mano, ma ho ritrovato me stesso».    

video from «This is America»

 
 

 

Join host Dennis Wholey for a personal conversation with TIME Magazine Senior Correspondent Michael Weisskopf, author of the new book "Blood Brothers: Among the Soldiers of Ward 57". from «This is America».