La lunga strada per tornare a casa
di Francesco Nonni

Il 4 aprile 2004 rappresenta una data spartiacque nella storia del conflitto iracheno.
A Sadr City, sobborgo di Baghdad, una pattuglia di soldati americani, appartenente al reggimento della First Cavalry, viene sorpresa da un agguato dell’ «Esercito del Mahdī», braccio armato del leader radicale sciita Moqtada al-Sadr.
E' l’inizio di una rappresaglia su larga scala della resistenza irachena ai danni degli Stati Uniti e delle altre forze della coalizione. Coadiuvati da numerosi civili, i miliziani sadristi accerchiano il plotone americano, intrappolato nel labirinto di vicoli della roccaforte sciita, a nord-est di Baghdad.
Il feroce combattimento di quella giornata – la cosiddetta «domenica nera» vissuta dall’esercito statunitense – e le concitate ventiquattro ore successive, sono descritte  in profondità da Martha Raddatz, capo corrispondente dalla Casa Bianca e inviata in Iraq per ABC News,  nel volume The Long Road Home. A Story of War and Family (Putnam Publishing Group, 2007).

   

Il libro, spiega l’autrice, è «la storia dell’incubo vissuto da un manipolo di ragazzi» giunti a Baghdad per assolvere compiti ordinari di peacekeeping e catapultati, a pochi giorni dal loro arrivo, nell’inferno della più sanguinosa rivolta armata del dopo- Saddam Hussein.
Il racconto si snoda attraverso i dettagli dell’imboscata sadrista e delle operazioni di salvataggio organizzate dall’esercito americano a sostegno delle unità arenate nelle strade dell’ex Saddam City. Per il contingente della First Cavalry, al termine della battaglia, il bilancio è pesante: otto soldati muoiono, più di settanta rimangono feriti.

La sfida di Martha Raddatz, in The Long Road Home, è catturare l’indefinibile scenario del combattimento, «umanizzando» le azioni e i pensieri dei soldati per renderli familiari e conosciuti ai lettori. L’autrice, per questo, accetta un impianto letterario improntato al realismo essenziale, conseguenza di un’onestà intellettuale che non lascia spazio ad osservazioni e giudizi di natura politica.
L’accurata documentazione, raccolta attraverso le dirette testimonianze degli ufficiali e degli uomini dell’esercito sopravvissuti all’agguato, ricostruisce fedelmente gli avvenimenti sul campo di battaglia. Ma la ricerca della definizione del quadro, lungi dall’esaurirsi a Baghdad, si estende anche al fronte interno, rappresentando il valore aggiunto che distingue il lavoro dell’inviata di ABC News dai tradizionali volumi ispirati a storie di guerra.

 
 

Il ritmo della narrazione, scandito da angolazioni multiple, sovrappone il destino dei soldati alle angosce e alle speranze dei loro familiari, radunati nel centro texano di Fort Hood in attesa di notizie provenienti da Sadr City. Così, il valore del sacrificio del giovane Casey Sheehan, caduto nelle operazioni di salvataggio dei membri della First Cavalry, acquista universalità riconosciuta se colto attraverso l’ulteriore prospettiva soggettiva della madre Cindy, nota attivista pacifista. Grazie allo straordinario percorso d’indagine compiuto dall’autrice, tutte le storie dei soldati e delle loro famiglie contenute nelle pagine del libro, sono molto più di una semplice cronaca di guerra. Diventano la memoria storica di eroi per intere generazioni future.

 

 

   
 
  Martha Raddatz, reporter in prima linea