| La lunga strada per tornare a casa | |||
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di Francesco Nonni |
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Il 4 aprile 2004 rappresenta una data spartiacque nella storia del conflitto iracheno. |
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Il libro, spiega l’autrice, è «la storia dell’incubo vissuto da un manipolo di ragazzi» giunti a Baghdad per assolvere compiti ordinari di peacekeeping e catapultati, a pochi giorni dal loro arrivo, nell’inferno della più sanguinosa rivolta armata del dopo- Saddam Hussein. La sfida di Martha Raddatz, in The Long Road Home, è catturare l’indefinibile scenario del combattimento, «umanizzando» le azioni e i pensieri dei soldati per renderli familiari e conosciuti ai lettori. L’autrice, per questo, accetta un impianto letterario improntato al realismo essenziale, conseguenza di un’onestà intellettuale che non lascia spazio ad osservazioni e giudizi di natura politica. |
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Il ritmo della narrazione, scandito da angolazioni multiple, sovrappone il destino dei soldati alle angosce e alle speranze dei loro familiari, radunati nel centro texano di Fort Hood in attesa di notizie provenienti da Sadr City. Così, il valore del sacrificio del giovane Casey Sheehan, caduto nelle operazioni di salvataggio dei membri della First Cavalry, acquista universalità riconosciuta se colto attraverso l’ulteriore prospettiva soggettiva della madre Cindy, nota attivista pacifista. Grazie allo straordinario percorso d’indagine compiuto dall’autrice, tutte le storie dei soldati – e delle loro famiglie – contenute nelle pagine del libro, sono molto più di una semplice cronaca di guerra. Diventano la memoria storica di eroi per intere generazioni future. |
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| Martha Raddatz, reporter in prima linea | |||